Macerie a L’Aquila, risate e riunioni a Palazzo Chigi

 

Questa volta ognuno coltivava la speranza che potesse essere vero. A L’Aquila l’Italia aveva funzionato bene, la protezione civile era intervenuta con tempestività, la ricostruzione era ripartita, alcune case erano state già consegnate. Un’Italia che non ti aspetti, non solo solidarietà ma anche efficienza e rigore.

Ci eravamo cascati un pò tutti nel trappolone guidati non solo dal TG1 di Minzolini (il grande portatore sano delle verità nazionali) ma anche da quella sensazione che Bertolaso fosse un tecnico serio prestato all risoluzione delle grandi catastrofi. Un sorta di riserva della Repubblica Italiana a cui far riferimento nei momenti tragici a prescindere dall’appartenenza politica.

Nulla di tutto ciò. La politica del “fare” declinata a politica del “fare affari”. Risate sul terremoto, incontri a Palazzo Chigi per cercare vie di fuga ed evitare arresti, appalti dati direttamente a cognati, figli, fratelli, cognati dei fratelli ecc…

La politica del “fare affari” senza dar conto a nessuno in questa specie di bazar italiano. Palazzo Chigi invece che casa del governo che diviene casa delle riunioni tra futuri arrestati e ministri. Per scansarsela tutti. Niente da fare, nemmeno la complicità di un magistrato della Procura di Roma è riuscito a frenare questo manipolo di farabutti. “Facevano” affari mentre sotto le macerie c’era ancora chi supplicava aiuto.

La politica del “fare” che nemmeno il Basso Impero aveva consociuto così depravata.

1 Commento a “Macerie a L’Aquila, risate e riunioni a Palazzo Chigi”

  1. roberto fuiano scrive:

    concordo perfettamente… una depravazione mai conosciuta prima!!!

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