Archivio di Gennaio 2008

Centro Storico, via dell’olio, via della mandorla, via della ciliegia…

Mercoledì 30 Gennaio 2008

ulivo-albero.jpgcentro-storico.jpgCOME QUI NON SI VIVE DA NESSUNA PARTE AL MONDO. COME QUELL’ALBERO NON CE N’E’

Non e’ solo un problema di traffico e di macchine. E’ un problema di spazi abbandonati, di scalini dimenticati, di locali vuoti e malmessi, di sicurezza non tutelata di chi ci abita, di egoismi privati e commerciali, di mancanza di interventi pubblici, di mancanza di anima comune tra uomo e pietra tra uomo e “chianca”, di saccenza e saccenterie sparse. Il Centro Storico fa sempre parlare di se. A volte a sproposito.

Eppure nessuno avrebbe mai pensato, secoli fa, che in quelle strade l’uomo avrebbe riversato le sue auto, anche le piu’ ingombranti. incurante delle leggi della fisica.

Basta poco, come ci ricorda il buon Vasco, per “ricomprarci” il Centro Storico e per sentircelo scorre nelle vene.

Scegliamo le strade piu’ significative (via Martucci, via Panaro, via porta Antica della Citta’, Largo S.Cosma, Rampa Villa, via Acquaviva, via Arringo ecc…) e liberiamole dalle nostre auto. Istituiamo un servizio per il trasporto di merci per tutti gli esercizi commerciali, un servizio per accompagnare i piu’ anziani, un servizio per usufruire di ogni spazio artistico e storico, un servizio per visitare spazi pubblici e privati. Intitoliamo ad ogni prodotto della nostra terra (la mandorla, la ciliegia, l’olio ecc…) una arteria significativa e facciamone un mega “negozio diffuso” dove i produttori e i commercianti possano investire e farne spazi espositivi. Facciamo incontrare la nostra storia con cio’ che la nostra terra produce. Costruiamo, senza alcun millimetro di cemento, la nostra zona produttiva nel cuore della nostra identita’. Scongiuriamo con la forza della nostra volonta’ e delle nostre azioni positive l’installazione delle videocamere perche’ per sentirsi sicuri basta poco: basta viverci e animare, basta camminare e produrre, basta sentirsi proprietari di ogni piccolo spazio per sentirsi ricchi.

E basta poco per liberarci di coloro che il Centro Storico lo hanno imbalsamato nel tempo. Con le proprie chiese mentali, con i loro studi e le loro convenzioni con le stesse universita’, con le stesse persone. Basta cosi’ poco che quasi quasi ci credo. Guarda un po’, c’e’ Via dell’Olio… E vedo gia’ sgorgare l’oro verde che riempie bottiglie di ospiti graditi. Ma che ci vuole?

In bici o a piedi e la macchina solo quando serve (per davvero)

Martedì 22 Gennaio 2008

bicinbus2.jpgEsperienza di bicinbus di una scuola

 

Tre azioni chiare e leggibili per combattere il problema delle emissioni nella nostra citta’. Tre azioni che significano cambiare le nostre abitudini nettamente ma con il sollievo di benefici collettivi e personali evidenti: benefici per l’ambiente e benefici per la salute di ognuno di noi.

Tutti a scuola senza macchina del genitore ma o a piedi oppure in bici. Organizzare con ogni isituto percorsi sicuri casa scuola e liberare completamente quel gran concentrato di emissioni mattutine che ogni piccolo cittadino riceve in dote ogni mattina nei pressi del prprio plesso scolastico;

Favorire con il concorso delle istituzioni pubbliche e private una grande campagna per l’acquisto di bici per tutti incentivandone l’uso per fini sanitari e di prevenzione delle malattie cardiovascolari;

Tracciare nella citta’, e dalla citta’ a luoghi ben definiti e di grande pregio ambientale ed artistico, piste ciclabili “professionali”, vere e soprattutto possibili capaci di creare quella rete per la mobilita’ lenta e alternativa, in un disegno completo e ridefinito degli spazi pubblici.

Tre azioni che hanno bisogno del concorso di tutti: del comune, della ASL, delle associazioni. Azioni che hanno soprattutto bisogno di coesione sociale. Ridisegnare la nostra voglia di muoverci nei nostri comuni spazi sarebbe indice di grande rinnovamento e grande vivacita’ culturale. Per riaprire un dibattito in una citta’ stanca. E per ridare linfa alla discussione sui fatti di tutti e non di pochi.

Mastella, cosi’ fan tutte (i)

Venerdì 18 Gennaio 2008

mastella.jpg

 

 

 

 L’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella da Ceppaloni

La pratica politica dell’ex ministro Mastella e’ nota da tempo. Il suo e’ un potere fatto di relazioni con tutti, accomodamenti, simbolo del partito dato nei territori a chiunque si fosse presentato a chiederlo, ricattucci politici dei suoi seguaci di periferia capaci di allearsi anche col diavolo pur di conseguire l’agognato assessorato. E’ un caso studio quello del senatore Mastella rimasto democristiano fin nel midollo. Una democristianita’ post Tangentopoli(lontana anni luce da quella dei padri della repubblica italiana come De Gasperi, Moro, Zaccagnini, Tina Anselmi), che rivendicava e rivendica un modo di fare politica che e’ quello della conoscenza diretta con l’utente finale: il cittadino. Se ti consoco direttamente bene, altrimenti sparati.

Io non so perche’ oggi tutti si meravigliano del caso Mastella; sara’ per il suo linguaggio colorito, sara’ per il suo sorriso smagliante, sara’ per la sua simpatia e disponibilita’ nel risolvere i casi disperati a partire da quei medici diventati primari per la sua intercessione. Insomma Mastella e la gentile signora, presidente del consiglio regionale della Campania per meriti professionali e politici (suppongo), si difendono e come Tinto Brass dicono:”Cosi’ fan tutte(i).

Non sono convinto che cosi’ fan tutte(i). Ma la maggior parte fanno per davvero cosi’. Se ci ritroviamo con scelte di primari di divisioni delicate indicati piu’ per l’appartenenza politica che per propri meriti professionali, lo dobbiamo ad una classe politica miope che non si ferma nemmeno quando in gioco e’ la vita dei cittadini e la salvaguardia della loro salute.

E in questa pratica terribile di invasioni di campo politiche, la differenza tra destra e sinistra non esiste. Tanti sono i politici dediti a fare mestieri non propri, compreso quello di mettere a repentaglio la vita dei cittadini. Ma questa volta l’italia e gli italiani o insorgono o vedranno morire nemmeno tanto lentamente una nazione.

Io sono dell’avviso che si puo’ reagire a partire dalle nostre realta’, dai nostri comuni. Isolando i professionisti dell’interesse privato. Loro non devono mai piu’ governare.

Al papa Ratzinger chiederei altro

Martedì 15 Gennaio 2008

papa-ratzinger.jpggiuliano-ferrara.jpgpadre-pio.jpg

La rivolta degli studenti e di alcuni professori dell’Universita’ La  Sapienza di Roma riguarda un tema fondamentale quale quello della scienza e del suo rapporto con la religione. E fin qui mi sembra che il dibattito sia nobile e foriero di riflessioni. Hanno ragione coloro che non vedono di buon occhio la presenza del papa all’inaugurazione dell’anno accademico anche se, a mio avviso, la Chiesa e il suo massimo rappresentante possono parlare di quello che desiderano, senza che nessuno debba censurarne le idee. Per cui vada pure il papa a parlare a studenti e professori dell’Universita’ La Sapienza. Trovera’ gente d’accordo con le sue tesi e gente in disaccordo che lo fischiera’. Sono cose che capitano a chi si inserisce nei dibattiti di ogni giorno e a chi si inserisce nella discussione delle leggi di uno stato.

La discussione sulla L.194, la cosiddetta legge che disciplina l’interruzione di gravidanza, e’ un’altro tema che sta a cuore al papa Ratzinger e anche a Giuliano Ferrara che ne sta facendo un buon uso soprattutto per incrementare la vendita del suo quotidiano Il Foglio, puntualmente sovvenzionato dallo Stato. E anche qui il papa ha tutta l’autorevolezza per intervenire nel dibattito che ha fatto emergere i dati degli effetti dell’applicazione della L.194. Le interruzioni di gravidanza volontarie sono dimezzate da quando e’ in vigore quella legge che, bisogna dire, contiene un argomento che non si presta a discussioni superficiali.

Di tutto il papa deve e puo’ parlare, ma una cosa sola io gliela chiederei con vigore e con supplica direi quasi cristiana: intervenga per evitare che il corpo di San Pio, il famoso padre Pio, venga esumato e mostrato al pubblico in una rappresentazione plastica dellla degenerazione dell’immagine, della sceneggiata, del profitto applicato al rito quasi satanico dell’esumazione di un corpo dopo 40 anni dalla morte. Se il papa puo’ e deve parlare di tutto, e’ bene che anche chi papa non lo e’ possa chiedere di risparmiare ai fedeli e non fedeli una dimostrazione macabra di santita’. Ecco, ho detto la mia.

 

Rifiuti, due notizie positive in una

Giovedì 10 Gennaio 2008

I rifiuti per strada a Napoli sono uno spettacolo indecente. Tutti alla ricerca di responsabili. Tutti contro tutti e quindi nessun responsabile. Il ministro Pecoraro Scanio non c’era, Bassolino nemmeno, il governo Berlusconi mai saputo niente, insomma le montagne dei rifiuti accatastati altro non sono se non una occasionale performance teatrale dei napoletani, sempre cosi giocherelloni. Per noi conversanesi il solo pensiero che si aggirino rifiuti “liberi” sul  territorio campano ci fa venire l’orticaria. Tutti abbiamo pensato almeno per un attimo che li avremmo ospitati in contrada Martucci, la madre di tutte le discariche di Puglia. Al momento non se ne sa niente. L’unica cosa certa è la presa di posizione del sindaco Iudice che l’ANSA ha battuto ieri pomeriggio e che abbiamo anche visto sul sito online di Repubblica. Ha detto Iudice:”se vogliono portare i rifiuti campani anche a Conversano, io mi dimetto”. Quindi una doppia notizia positiva, il sindaco che difende il territorio e il sindaco che si dimette. Ma lo fa solo nel caso che arrivino i rifiuti campani.

Se non si verifica una condizione non si verifica nemmeno la seconda. Ma nulla si può fare affinchè a verificarsi siano entrambe le condizioni? La situazione ideale sarebbe che nemmeno un grammo di rifiuti arrivasse da Napoli e dintorni (in termini di solidarietà la città e il territorio ha già dato fin troppo negli utlimi 30 anni) e che il sindaco si dimettesse. Ma non per la questione dei rifiuti bensì per le altre mille questioni irrisolte. Ma dalla vita non possiamo pretendere tutto, questo lo sappiamo anche noi.

Intanto anche tutti noi cittadini prepariamoci a cambiare il nostro rapporto con i rifiuti che produciamo: abbiamo bisogno di spingere la raccolta differenziata a livelli non alti ma altissimi. E questo lo potremo fare se solo metteremo a punto alcune azioni efficaci per il raggiungimento di grandi obiettivi. Dobbiamo differenziare di tutto e sappiamo che possiamo farlo. Questo deve essere un impegno che chiunque fra tre mesi vada a governare deve mantenere senza se e senza ma.

Sinistra e destra tutti uguali?

Lunedì 7 Gennaio 2008

 

Il filosofo Norberto Bobbio
Norberto Bobbio filosofo e autore del libro “Destra e sinistra, ragioni e significati di una distinzione politica”. Donzelli editore

Se oggi decidessi di chiedere il consenso politico ed elettorale ai cittadini, io direi cosi’:”vorrei che fossi giudicato per le cose che ho saputo fare o saprei, eventualmente  fare. Poi vi aggiungo che la mia cultura politica e’ quella che si ispira ai valori della sinistra, della laicita’ della politica, della separazione tra le isituzioni e l’economia, della prevalenza del bene collettivo su quello personale”.

Che c’e’ di nuovo in questa affermazione? E’ un’affermazione tutta nuova proprio per le priorita’ dei messaggi. Fino a non molto tempo fa mi sarei presentato posponendo le mie, molto presunte, capacita’ di saper fare per gli altri al mio riferirmi ai valori della sinistra. Oggi non e’ piu’ cosi’. E non c’entra la caduta del muro di Berlino o altro. Oggi, chi si pone al centro dell’attenzione colletiva e chi chiede il consenso politico deve saper dimostrare innanzitutto di saper fare per gli altri. Deve essere “bravo”, poco chiacchierone, molto concreto.

Poco spazio  per i generalisti, per coloro che prima si ispirano al sano e accattivante principio senza accompagnarlo ad una pratica soluzione di un problema collettivo.

Niente piu’ differenza tra destra e sinistra? Nulla di tutto questo. La differenza ormai si fa sulle capacita’ e sulla serieta’. Non basta piu’ ai cittadini, e nemmeno a chi si propone, professarsi probo e dai buoni sentimenti. Mentre i sentimenti commuovono i rifiuti nelle strade diventano montagne insormontabili. Meno commozione e piu’ pulizia per le strade. Mentre i sentimenti commuovono, gli ospedali non funzionano. E dirsi di sinistra non basta piu’. Il governo delle situazioni fa le donne e gli uomini di sinistra o di destra.

E anche a  Conversano, fra qualche mese, sara’ cosi’!

Ospedale: siamo a Conversano ma sembra Beirut

Giovedì 3 Gennaio 2008

Di attentato ormai si deve parlare. All’ospedale di Conversano non si è fatto in tempo a ricominciare che già ci si deve fermare perchè non ci sono le condizioni di sicurezza per i pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia maggiore. Nel caos generale della sanità che viene da molto lontano, addirittura da prima del governo Fitto, il nostro ospedale è costretto ancora una volta a segnare il passo. Segnare il passo su questioni non secondarie che pongono però un interrogativo preciso: i problemi sollevati formalmente dal dott. Pagliarulo, primario anestesista della ASL, erano a conoscenza di qualcuno anche prima della denuncia formale?

Per dirla in breve i cittadini devono pensare che a Conversano si è consentita la ripresa, se pur timida, di attività chirurgica cosiddetta maggiore, senza che a qualcuno dei responsabili gestionali della ASL BA sia venuta in mente  la questione della sicurezza dei pazienti? Cioè noi dobbiamo tutti bere l’amaro calice dell’improvvisazione anche per situazioni così delicate come quella di un intervento chirurgico?

Per non lasciare anche questo episodio nell’indeterminatezza e nella mancanza di responsabili, sarebbe opportuno che vengano chiamati in causa i gestori della sanità competenti del nostro territorio. I problemi sollevati dal dott. Pagliarulo erano sicuramente a conoscenza della direzione generale della ASL.

Mi chiedo allora: perchè si è consentito di iniziare un’attività senza tutte le cautele del caso? A questa domanda anche la politica deve delle risposte. La stessa parte politica nella quale mi riconosco. E le risposte in questi casi non sono rassicurazioni bensì atti e decisioni con relativa individuazione di responsabili.

Anche perchè vorremmo che la sicurezza per i pazienti fosse garantita anche nell’ospedale di Monopoli. Siamo tutti sicuri che in quell’ospedale tutto è a posto?

Domande legittime, in attesa che il governo regionale ci mostri, non solo sulla carta, che un’altra sanità è finalmente possibile.Â